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Un Territorio, Un Vino

06-06-2017
Bevande

Il valore del cuore

Conosciamo più da vicino i vini ottenuti da uve di Montepulciano, i più diffusi nella parte d’Italia colpita recentemente dai terremoti e da altri eventi naturali 
 

Ogni vino è espressione di un territorio, ne racconta la storia, l’evoluzione, le trasformazioni. E può essere perciò una delle chiavi del suo sviluppo. O della sua rinascita, ma non solo in chiave puramente economica: il vino può assurgere a simbolo degli sforzi che una o più regioni compiono per riprendere un cammino bruscamente interrotto da un evento naturale o dalla sciagurata coincidenza di tanti eventi calamitosi. Se pensiamo a quanto è successo dalla scorsa estate nel cuore dell’Italia, a cavallo di quell’Appennino che unisce e divide Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo, se ripercorriamo prima il susseguirsi delle scosse telluriche, a volte disastrose, poi delle straordinarie nevicate e delle valanghe, se cerchiamo quindi le trame di un tessuto connettivo che unisce parte di questi territori e un elemento cui affidare un forte valore di rappresentanza, allora non possiamo non pensare al vino. 
Il vino di molti di questi territori è il Montepulciano, che nasce dall’omonimo vitigno e si trova in tutto il centro Italia, ma dà i suoi frutti migliori tra le Marche e l’Abruzzo; e assieme al Sangiovese rappresenta al meglio la tradizione dei vini rossi dell’Italia peninsulare. L’uva Montepulciano è presente in Abruzzo da tempo immemorabile. La sua origine è comune alle altre tipologie a bacca nera del meridione, tutte chiaramente derivanti dalla Grecia. È diventato leggendario l’apprezzamento del condottiero cartaginese Annibale, che rinvigorì uomini e cavalli con il vino prodotto nel territorio degli Aprutzi. Due secoli dopo, il poeta latino Ovidio scrisse della Valle Peligna che era “terra fertile cara a Cerere (dea del grano, ndr) e molto più fertile per l’uva”. Solamente dal XVII secolo si inizia a chiamare quest’uva con il nome attuale e quasi contemporaneamente nasce la disputa sulla paternità del nome “Montepulciano”, conteso tra gli abruzzesi e i viticoltori di Montepulciano in Toscana. La confusione fu dovuta alla similitudine di alcune caratteristiche delle uve ed alla capacità di produrre vini simili; e prima ancora dalla persistenza di alcuni possedimenti dei Medici, la casata fiorentina, nel cuore dell’Abruzzo, dominato, come tutto il resto dell’Italia meridionale e della Sicilia, dai Borboni del Regno di Napoli. In tempi più recenti si ha notizia di produzione e commercializzazione di vino Montepulciano fin dal 1821 nella vallata del Pescara. Comunque la provincia dell’Aquila in generale e la zona di Ofena in particolare erano le maggiori produttrici di vino della regione fino alla seconda guerra mondiale (come documentano gli annuari vitivinicoli del tempo). Solo in seguito il primato della quantità è passato alle terre più facilmente coltivabili delle province costiere, dove le colline ricche di vigneti digradano dolcemente verso il mare. 
Attualmente quindi le nuove tecniche viticole ed enologiche consentono di coltivare in zone molto più ampie e diffuse il Montepulciano, che ha un bel grappolo di grandezza e compattezza media, di forma piramidale o conica che matura in epoca avanzata (in genere le prime settimane di ottobre). Il vitigno Montepulciano è alla base del Montepulciano d’Abruzzo, dell’Offida Rosso, del Rosso Piceno e del Conero Rosso, nonché del Cerasuolo d’Abruzzo, un rosato ottenuto senza la debucciatura dell’acino, ideale per l’aperitivo, gli antipasti e i piatti a base di pesce; e negli ultimi anni delle Colline Teramane. I rossi giovani accompagnano bene grigliate di carne suina e ovina, quelli più vecchi sono comunque preferibili con le pezzature nobili di bovino o ovino. Ottimo l’abbinamento con formaggi pecorini, di stagionatura crescente di pari passo con l’invecchiamento del vino. 
Insomma le uve di Montepulciano, un tempo riservate per il taglio di vini più nobili, ora danno vita a vini di qualità che reggono bene il confronto con quelli più blasonati. Acquistandoli e apprezzandoli si potrà dare un concreto sostegno alla vita di zone che hanno sofferto fin troppo in questi ultimi tempi.